venerdì 9 marzo 2018

il dubbio...

Quando scrivo non so dove guardare, ho i dubbi anche sugli occhi. Ci sono parole che non ho mai pronunciato? Pensieri che non ho mai immaginato?
Qualcuno diceva che noi esistiamo perché mettiamo in discussione la realtà. Nella riflessione spesso viene meno la certezza. L’ansia e la preoccupazione bloccano l’azione. Non riusciamo a reagire! Aspettiamo un segno che non arriva. Abbiamo staccato petali di povere margherite per sapere se corrisposti in amore. Siamo vulnerabili e portati all’errore. Esitanti come il principe di Danimarca.
Amiamo abitare in noi stessi, nella ripetitività delle nostre azioni, così da lasciare riposare la mente. Evitiamo i nuovi stimoli, che alcune volte, possono farci perdere quel senso di sicurezza. Essere indubitabili ci rende unici ma può far sorgere problemi di convivenza. Chi non ama mettersi in discussione può nuocere gravemente alla salute degli altri. Si pensi per un attimo a chi è convinto della propria immortalità, di essere stato eletto per volere di un Dio sconosciuto o addirittura nato di razza superiore. Si pensi alla follia di un dittatore, agli estremismi, agli integralismi, ai massacri che solo la mente di chi non ammette discussioni può rendere reali. In quale luogo si diventa improbabili? C’è un tempo in cui il sapere e le convinzioni hanno momenti di sbandamento? Non c’è dubbio che così ci inoltriamo in un campo dove l’intelligenza semina solo ostentazioni e ostensioni di idiozie. Dove gli uomini di cultura vogliono raccogliere solo verità. Dove pontili galleggianti giallo/arancio diventano opere d’arte. Dove i giudici espongono le tavole della legge, che è sempre uguale per gli altri. Dove i buoni propositi ritornano indietro su un aereo di stato.
Dove le bandiere sventolano sui pennoni più alti. Dove i cani vengono sempre abbandonati nei mesi estivi. Dove il regno di Dio risiede nell’alto di un superattico. Dove tra i due dubitanti solo il terzo vive [...?]


venerdì 29 dicembre 2017

OLTRE

In principio fu il verbo, poi vennero gli aggettivi, i sostantivi, i pronomi... Tra avverbi e preposizioni si può frequentare l’immaginazione e anche oltrepassarla. Ho deciso di non aspettare oltre, scrivo. C’è sempre il bisogno di rapportarsi con qualcuno, con qualcosa. Di raccontarsi e valutare le proprie possibilità. L’arte è solo cibo per la mente, spesso diventa il punto di fuga dal proprio destino. Per questo la frequento, gli giro intorno. L’opera, al di là delle apparenze, ti porta oltre, rappresenta se stessa e sfugge a tutte le opinioni. Provare questa libertà è possibile, è utile. Così senza aspettare, si può andare in qualsiasi posto anche se questo non esiste. Ho abitato luoghi indifferenti, poi ho chiesto di uscire. Fuori ho incontrano muri mentali, opinioni celate,  solitudini.
Allora viene voglia di prendere bene la rincorsa e con l’asta saltare più in alto possibile. Superare le proprie posizioni intellettuali, le proprie convinzioni, il proprio modo di essere. Rompere con se stessi, con il potere che controlla la violenza e gli inganni e che si fa beffa del talento. Prove, sfide, obiettivi, classifiche, competizioni. L’egoismo è un ingrediente della nostra vita! Ci porta al guinzaglio, ci indica l’albero dei nostri bisogni. Siamo tutti della stessa religione ma rinunciamo con moderazione, oltre potremmo anche non trovare niente. Dall’oltretomba non si torna. Scolpito nel freddo marmo rimane solo l’epitaffio: “mi sono tolto il pensiero, me ne sono andato senza sapere nemmeno dove!” L’età si consuma lentamente, la storia dell’orrore e degli errori è sempre la stessa. Provare a cambiarla, anche solo scrivendo, lascia aperto lo spiraglio per una possibile pace interiore. Noi siamo dove sono i nostri pensieri, almeno assicuriamoci che siano nel posto giusto.

[pubblicato sul numero 61 di UT dicembre 2017]


giovedì 26 ottobre 2017

SUD-ARIO!

Il ruoto a Napoli è una teglia da forno, spesso di forma rotonda, ma non necessariamente... una bussola.














SUD s.m. Punto cardinale nella cui direzione si osserva il sole nel momento in cui esso è più alto all'orizzonte.  [Zanichelli]
SUD-ARIO o RUOTO
Non ho pregiudizi di riferimento. Fatemi girare nel verso giusto, prenotatemi un posto che non sia dolore!
Intanto mi oriento, ruoto. Non faccio arte, gli giro intorno. Il ruoto è cultura, il ruoto è aggregazione! (specie quando è pieno e la pietanza è appena uscita dal forno)






martedì 19 settembre 2017

EAT... serata unica



















Tra cartoni di falanghina  e aglianico, tra bianchi, rossi e rosè. Esposizione nelle cantine della Tenuta Matilde Zasso di Pozzuoli



























sabato 16 settembre 2017

EAT














Gli artisti non sono mai a dieta, ogni tanto presi dallo sconforto si inventano qualcosa per far discutere. Questo è il caso di “eat”! Una metafora sui comportamenti umani, i suoi condizionamenti, sulle modifiche dell’ambiente e sull’alimentazione.
Il cibo si produce, si prepara, si consuma. È la nostra storia, la nostra crescita. Oldenburg nella sua ricerca si soffermava sul consumismo della società americana degli anni 60. Realizzava hot-dog, gelati, dolciumi che nessuno si sarebbe sognato mai di mangiare. La nostra scuola è diventata come un McDonald’s. Siamo consumatori e come tali cresciamo tra ogm, mucche pazze, frittate agli idrocarburi, vino al metanolo, acqua al piombo. I nostri cibi innaturali sono prodotti grazie all’intervento (dis)umano e ora “vivono” sulle nostre tavole. Questi lavori sono stati realizzati senza seguire una ricetta particolare con ingredienti biologici come la carta e il cartone. Non cercano risposte ma si pongono qualche domanda sul nostro digiuno culturale. Non si vive di solo pane, disse qualcuno. Ma noi siamo felici lo stesso. L’effetto globalizzazione interessa tutti noi, le emigrazioni sono una conseguenza dell’egoismo dei mercati e dei mercanti che con una buona dose di ipocrisia hanno rimesso in gioco le guerre per la sopravvivenza. La mente oggi si alimenta di tutto questo e non riesce più a distinguere il bene dal male. Anche l’arte vive le sue sofisticazioni concettuali. Si consuma e a volte non si digerisce. Spero che questa esposizione che dura solo poche ore, molto “fast”, non rimanga sullo stomaco dello spettatore ma nella sua anima... allora buon appetito, anzi buona visione.

venerdì 8 settembre 2017

il segno della croce

Si inaugura domani a Marcianise (CE) la terza edizione della mostra di arte contemporanea " il segno della croce, undici artisti... in sette luoghi della città". Per l'occasione ho presentato due installazioni, entrambe occupano l'entrata del Palazzo della cultura.



Crocevia è un punto di incontro. Uno spazio occupato da una croce fatta di rete. Realizzata con quotidiani attorcigliati. La rete richiama il simbolo di evangelizzazione, gli apostoli sono chiamati a diventare “pescatori di uomini”. Un complicato intreccio di vasi sanguigni e di nervi. Oggi la rete è una metafora della conoscenza e della comunicazione. Dall'universo mentale a quello della nuova società tecnologica.















Signum è un inginocchiatoio. Rappresenta la preghiera, ovvero la comunicazione tra l'uomo e il cielo. La vita legata ad un filo incomprensibile. Il segno della croce, il più delle volte, fatto quasi per scaramanzia, perde il suo vero significato che è quello di mettersi in linea con Dio.



domenica 20 agosto 2017

arte, questa sconosciuta!

Il dubbio di sempre: “a cosa serve fare arte”. L’arte supera ogni superstizione, può toccare ferro, marmo, tele ed oggi materiali di recupero. Può avere un critico compiacente che asseconda i suoi momenti di lucida  follia scaricandoli  sull’opera, ignaro  del suo significato, del suo esistere. L’opera vorrebbe raccontare quello che nessuno può conoscere, vorrebbe visualizzare la più appetibile delle visioni, vorrebbe tirare fuori l’artista  che ha in se. Ho fatto la “gavetta”, i miei maestri hanno opere sparse nei musei. Sono più di trenta gli anni da visionario e la mia attrezzatura di base è l’ironia. Racconto le stranezze del mondo, scrivo su pezzi di carta le storie del vivere comune. Sono l’anima nera di una matita. Io napoletano dalla nascita. Questa malformazione mi accompagna da sempre, come un marchio registrato. Mi accorgo che è duro evidenziare il lato migliore, ma il confronto è sulla strada e non nei bordelli dei pochi eletti, nei bei musei civici cittadini dove i soliti mercanti dell’arte dettano le loro opinioni. Negli ultimi dieci anni realizzo prevalentemente opere con un materiale definito “povero”. Nel mondo seriale e industrializzato, nell’era digitale,“costruire” un opera pezzo per pezzo, come di solito uso fare, diventa un evento, una magia. Rianimo cartoni che, come attori recitano un soggetto scritto dalla realtà e che molte volte reclamano la loro autonomia dalla mia idea di rappresentazione. Per il resto la vita scorre tranquilla, non c’è traffico, la malavita è assente, i politici sono al servizio dei cittadini, l’aria è respirabile, tutti hanno un lavoro, il mare è pulito, il sole ci dona l’energia alternativa. Eppure non ho bevuto, forse è l’ebbrezza di una emozione. È la lettura interiore di chi astemio non si beve il destino dell’uomo. Oggi restano solo le opere le vere protagoniste della vita di un presunto artista.