sabato 14 gennaio 2017

le spose




















Mia madre è stata una sposa, non so se perdonarla per questo.
Le spose si sposano e qualche volta mettono al mondo nuove anime. Un soffio di vento ma qui c'è qualcosa che non mi piace. Sono nato di domenica ma essere buoni è un impegno sovrumano. Mia madre è stata una sposa e per questo ha sempre lavorato. Mia madre è entrata in una malattia senza tempo. Il suo cuore di sposa si è fermato ma le ore continuano a trascorrere inesorabili. L'altra madre è una sposa d'altri tempi. La guerra gli ha portato via i ricordi. Un giorno gli è capitato un figlio del lavoro. Ho nostalgia dei suoi teneri sguardi. Mi ha amato come un pensiero semplice. Mi ha lasciato un grido da riempire. Questa sposa mi ha provocato la poesia. La terza sposa mi appartiene, ha un compito speciale. È un sogno navigabile. È l'arte che diventa vita. È la compagnia che ti lascia solo. È l'amore in equilibrio. È una promessa latente. È una chiave che non apre niente. Comunque, nonostante le spose, questo mondo continua a non piacermi...

il 28 dicembre 2016 alla presentazione della rivista UT
sul tema " la sposa"

giovedì 22 dicembre 2016

oh my god!













il presepe interpretato da 14 artisti del contemporaneo
la mia installazione "le vie degli angeli"




giovedì 15 dicembre 2016

le vie degli angeli

Il natale è la festa dei bambini... Ma davanti al presepe non ci sono tutti. Dove sono finiti gli angeli custodi? Alcuni arrivano dal cielo travestiti da aviatore e con ali da guerra. Gloria alle bombe dall’ alto dei cieli e pace in terra agli uomini involontari! Ma dove sono i bambini? Tra le macerie o in fuga, aggrappati ad un gommone. Nessuno li vede. Sono disorientati, nessuno gli indica la strada.
Gli angeli sono i custodi del dialogo. Un macigno interrompe ogni comunicazione, un filo a piombo senza nessun equilibrio interiore. L’istallazione, una segnaletica stradale, indica i luoghi, vuole annunciare e denunciare. Paesi, città, dove si nasce per essere sacrificati dal mondo che non conosce amore. Un (pre)sentimento annunciato. Un percorso duro, voluto dalla follia dell’uomo.
Alla fine una “totemica presenza”, frase rubata ad un critico d’arte pellerossa, carica di simboli e spiriti protettivi, che dovrebbe far riflettere sulla vita assurda dell’intero villaggio umano...

Progetto per la collettiva "OH MY GOD!" 
Spazio Corrosivo - Marcianise (CE)



















venerdì 9 dicembre 2016

la posta in gioco

I concorsi mi piacciono perché ci sono gli insindacabili giudizi. Non è facile. Vita dura per la commissione che deve scegliere. Anche quest'anno ho partecipato al concorso Humour a Gallarate. Il tema di questa edizione era "abbatti il muro". Ho lavorato tanto, alcune idee buone, altre scartate e poi, quale mandare? Alla fine ti viene il solito dubbio, era meglio la vignetta che è rimasta a casa. Ma stavolta la giuria non ha potuto giudicare il mio lavoro, non c'è stata nessuna riflessione sulla tecnica usata, sui contenuti. Le poste italiane sono entrate in gioco e il verdetto non c'è stato. Tutto si è fermato alla spedizione. Il plico contenente le vignette è arrivato in tempo utile per essere archiviato. Quaranta giorni. "Bisogna avere fede" disse il timbro postale...

pensieri murali














mattoncini



















uno spettro si aggira per l'Europa










giovedì 1 settembre 2016

custodia cautelare
















Nel 1912 Picasso realizza una chitarra che permette una visione diversa dello strumento. Viene analizzata e mostrata la sua struttura interna, la sua essenza che produce suoni. Nel 2008 realizzo con il cartone la stessa chitarra, ma è un pretesto per andare a scomporre un "panorama". Insieme alla chitarra/cartolina, costruisco anche la sua custodia, che è la vera protagonista della scultura. Napoli è per me una città cubista. Esistono molte possibilità per descriverla è una città dai tanti volti, alcuni segreti. Strato su strato si racconta, si lascia scoprire, si lascia scavare dentro. Ti sorprende come un ritrovamento archeologico. La musica ha da sempre caratterizzato la sua poetica. Per questo credo va protetta, conservata, custodita come una reliquia. Chi ne parla male non ha mai attraversato le sue strade, non è mai riuscito a leggere un'opera d'arte. È diventato un accanimento terapeutico il voler tenere in vita le dicerie o i tanti "ho sentito dire". Tutto questo non ha senso e qualcuno avrebbe bisogno di una cura specifica, per questa malattia... chiamata invidia.  

 

domenica 21 agosto 2016

cerchi alla testa

Tempo di olimpiadi, lo sport è come l'arte un grande avvenimento.
Il sistema dell'arte è stupido, come quello sportivo. Quando si spendono 12 miliardi di euro a pochi passi da una favelas c'è qualcosa che non funziona. Quando una provocazione artistica viene valutata 10 milioni di dollari allora la riflessione scatta automatica. Caravaggio con la spada avrebbe vinto sicuro una medaglia, Leonardo un bronzo con un cavallo. Benvenuto Cellini con gli anelli e Michelangelo con il lancio del martello non avrebbero avuto problemi a salire sul podio. Ma questi erano altri tempi, altri sportivi. I sistemi non funzionano, sono esagerati, non sono misurabili. Criticissimi, galleristissimi, curatorissimi, biennalissimi, direttorissimi di musei, mercantissimi d'arte, non siate esageratissimi in fondo l'arte è solo uno sport... E il calcio? Solo una scommessa. Questo non è uno sport è solo un gioco di azioni, falli e quotazioni molto simile al monopoli.





giovedì 4 agosto 2016

Il cuore del problema














Ci sono lavori che agli occhi di un profano del design sembrano banali. Sono poco valutati e non sempre l'impegno viene apprezzato. Più sono semplici e più si sente dire: “vabbè che ha fatto di tanto particolare!”. Diceva Munari: “complicare è facile, semplificare è difficile”. Raggiungere la semplicità significa eliminare tutto ciò che non serve per risolvere un problema. Progettare è come scrivere una poesia. Per raggiungere questo c'è bisogno di una impalcatura, dove l'idea si sviluppa e si concretizza. Questa impalcatura deve avere alle sue spalle un metodo pratico, arricchito da anni di esperienze che porta a fare una serie di scelte. Posto il problema si cerca la soluzione. Grazie al metodo progettuale, il lavoro viene svolto con precisione. Segue la scelta dei materiali, la sperimentazione, la costruzione di un modello, che va verificato, e infine un disegno definitivo per la sua realizzazione. Dalla struttura mentale del progettista si arriva a quella del modello. Nel caso della scatola per il premio "Civitas", il cuore del progetto quasi non si vede ma è il frutto di una settimana di lavoro, di prove su prove, di estetica. La sua forma sinuosa accoglie la scultura (una mano) e la tiene ferma senza essere legata. IL CUORE DELLA SCATOLA È LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA. Se il maestro Ezio Bosso è riuscito ad alzare il premio in aria e a muoverlo con la naturalezza che lo distingue il merito è anche di una buona progettazione. Questo contenitore ha superato la sua funzione, sia pratica che estetica. Interamente realizzato con cartone riciclato, l'apertura a libro è stata rivestita da un cartoncino azzurro scelto da una gamma pantone. Il colore ricorda il mare e il cielo limpido, trasmette un comportamento armonioso verso la natura e le persone. La corda di sicurezza che mantiene la ribalta è stata realizzata con la carta di un quotidiano arrotolata e senza collanti. All'interno su una delle pareti è stata ricavata una finestra orizzontale che lascia intravedere una linea di cielo che riflette il suo colore sulla scultura. Allora dopo una attenta lettura possiamo dire che questa scatola è diventata semplicemente la "camera" di un premio...